A M. I. Cvetaeva

circoncide la mia tristezza
la tua poesia – così si scopre
e tu non sei niente e io non sono niente
da questo posto illuminato ti scrivo
e tu non sei niente e io non sono niente
poiché tu sola puoi
quel nugolo di serpi
tenere a bada
nella mia casa, lenzuola del mio sonno –
dell’umana specie il Pomo
l’argentea colpa
è muro di siepe selvaggia –
ci hanno additato
al forte e nelle nostre fucine
dinnanzi la torba
con occhi e macchie
e tu non sei niente e io non sono niente;
morire con te
rivivere con te
staccami le mani dalle tempie
l’ossa polvere! sotto le suole del mendicante –
sono chiamata alla tua voce
scolpita come undicesimo comandamento
alla tua tavola
il mio giardino e il fico spontaneo
sotto minaccia della tigre
– delitto
e tu non sei niente e io non sono niente
e questo secolo più del tuo! cela il Sole al Verbo
– ci condanna l’innocente, mia proba
mia compagna d’Annuncio e letto

 
Angela Fragiacomo
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