A un uomo ferito

È notte di disgraziati,
scarpe a caso e giumente

una barca a riva.

Al porto
spengono le luci.

Ti vedo estinguerti
certosina brace, lentamente.

Dio!
averti inverno! –
piangere! vorrei

vorrei vederti
in questo atto inutile

prigioniero! io
io, il tuo seno!
più dell’annullante vuoto che ti riempie

ti do la vita
ma tu la morte, vuoi, andare continuamente

a mani giunte e cenere ti sporgi

– taccia la boscaglia un solo attimo, ché senti
il gorgoglio di vesti
affogare nel fiume che si getta in mare

ti do la vita come errore
i lunghi capelli raccolti, i pesci ancora vivi

a chi
rispondi?
quale tenebra ti squassa
e reclama?

– mi riconosco negli occhi dell’assassino –

madre di tutti gli egoismi: ti muro
nel desiderio compassionevole

letto d’ulivi e vigneti per noi.

Ma tu,
restituiscimi un bacio ti prego

non sa, il tremulo riflesso, quanto dolce sia
il tuo sapore

 
Angela Fragiacomo
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