Emily Dickinson

Emily Dickinson

Emily Dickinson

Emily Dickinson – biography

F6 – J30 (1858)
Alla deriva! Un piccolo battello alla deriva!
E la notte sta scendendo!
Nessuno guiderà un piccolo battello
Alla città più vicina?
Così marinai dicono – che ieri –
Proprio mentre il crepuscolo imbruniva
Un piccolo battello abbandonò la lotta
E gorgogliò giù e giù.
Così angeli dicono – che ieri –
Proprio mentre l’alba rosseggiava
Un piccolo battello – stremato dalle raffiche –
Rialzò l’alberatura – rispiegò le vele –
E si lanciò – esultante lassù!
§
F7 – J31 (1858)
Estate per te, fa’ ch’io sia
Quando i giorni d’Estate si saranno involati!
La tua musica anche, quando il Caprimulgo
E l’Oriolo – saranno andati!
Per sbocciare per te, sfuggirò alla tomba
E sopra vi spargerò la mia fioritura!
Ti prego coglimi –
Anemone –
Il tuo fiore – per sempre!
§
F8 – J32 (1858)
Quando le Rose smettono di fiorire, Signore,
E le Violette sono finite –
Quando i Bombi in solenne sciame
Sono passati al di là del Sole –
La mano che indugiò per cogliere
In questo giorno d’Estate
Resterà oziosa – nel Bruno –
Allora prendi i miei fiori – ti prego!
§
F9 – J33 (1858)
Se rammentare fosse dimenticare,
Allora non ricordo,
E se dimenticare, rammentare,
Quant’è vicino ciò che ho dimenticato,
E se perdere, fosse allegro,
E dolersi, fosse gaio,
Davvero gioiose le dita
Che raccolsero questo, oggi!
§
F10 – J34 (1858)
Le ghirlande per Regine, possono essere –
Gli allori – per ranghi rari
Di spirito o di spada –
Ah – ma per ricordare me –
Ah – ma per ricordare te –
La natura galante –
La natura caritatevole –
La natura equa –
Questa Rosa consacrò!
§
F11 – J35 (1858)
Nessuno conosce questa piccola Rosa –
Potrebbe essere una pellegrina
Non l’avessi presa dalla strada
E colta per te.
Solo a un’Ape mancherà –
Solo a una Farfalla,
Che si affretta da un remoto tragitto –
Per giacere al suo seno –
Solo un Uccello si stupirà –
Solo una Brezza sospirerà –
Ah Piccola Rosa – com’è facile
Per chi è come te morire!
§
F12 – J23 (1858)
Avevo una ghinea d’oro –
La persi nella sabbia –
E nonostante la somma fosse modesta
E soldi ce ne fossero nel paese –
Tuttavia, aveva un tale valore
Ai miei occhi frugali –
Che quando non riuscii a trovarla –
Mi sedetti a sospirare.
Avevo un Pettirosso cremisi –
Che cantò per giorni interi
Ma quando i boschi si colorarono –
Lui – pure – volò via –
Il tempo mi portò altri Pettirossi –
Le loro ballate erano le stesse –
Tuttavia, a causa del mio assente Trovatore
Io tenni la “casa al morso”.
Avevo una stella in cielo –
Una “Pleiade” era il suo nome –
E mentre non ero attenta,
Se ne andò allo stesso modo –
E malgrado i cieli siano affollati –
E la notte intera un luccichio –
Non me ne importa –
Da quando nessuna di loro è mia –
La mia storia ha una morale –
Io ho un amico assente –
“Pleiade” il suo nome – e Pettirosso –
E ghinea nella sabbia –
E quando questo dolente canto
Accompagnato dalle lacrime –
Incontrerà l’occhio del traditore
In un paese lontano da qui –
Fa’ che un solenne pentimento
Possa ghermire la sua mente –
E nessuna consolazione
Sotto il sole possa trovare.
§
F13 – J24 (1858)
C’è un mattino agli uomini invisibile –
Le cui fanciulle su un più remoto prato
Celebrano il loro serafico maggio –
E per tutto il giorno, con balli e giochi,
E capriole che non potrei mai descrivere –
Impiegano il giorno festivo.
Qui a passo leggero, si muovono i piedi
Che non camminano più per le strade del paese –
Né presso il bosco si incontrano –
Qui sono gli uccelli che cercavano il sole
Quando la conocchia dell’anno passato oziosa pendeva]
E i bordi dell’estate erano confinati.
Mai vidi una così meravigliosa scena –
Mai un tale cerchio su un tale prato –
Né così sereno insieme –
Come se le stelle in una qualche notte d’estate
Alzassero i loro calici di Crisolito –
E festeggiassero fino a giorno –
Come te ballare – come te cantare –
Popolo sul mistico prato –
Io chiedo, ogni nuovo mattino di maggio.
Aspetto le tue lontane – fantastiche campane –
Che mi annuncino in altre valli –
A una diversa aurora!
§
F14 – J323 (1858)
Come se chiedessi una comune Elemosina,
E nella mia mano stupita
Uno Sconosciuto comprimesse un Regno,
Ed io, sconcertata, restassi –
Come se chiedessi all’Oriente
Se avesse un Mattino per me –
E lui sollevasse le sue Dighe purpuree,
E Mi ubriacasse d’Aurora!
§
F15 – J25 (1858)
Dormiva sotto un albero –
Ricordata solo da me.
Toccai la sua Culla muta –
Ella riconobbe i passi –
Si mise la veste di carminio
Ed eccola!
§
F16 – J7 (1858)
I piedi di chi cammina verso casa
Con più allegri sandali vanno –
Il Croco – finché non spunta
Il Vassallo della neve –
Le labbra all’Alleluia
Lunghi anni di pratica sostennero
Finché dai e dai quei Barcaioli
Camminarono cantando sulla riva.
Le perle sono gli spiccioli del Tuffatore
Estorti al mare –
Le piume – il carro del Serafino
Appiedato un tempo – come noi –
La notte è la Tenda del mattino
Latrocinio – lascito –
La morte, solo rapita attenzione
All’Immortalità.
Le mie cifre non riescono a dirmi
A che distanza sia il villaggio –
I cui contadini sono gli angeli –
I cui Campi costellano i cieli –
I miei Classici chinano il volto –
La mia fede adora quel Buio –
Che dalle sue solenni abbazie
Tale resurrezione riversa.
§
F17 – J26 (1858)
È tutto ciò che ho da offrire oggi –
Questo, e il mio cuore accanto –
Questo, e il mio cuore, e tutti i campi –
E tutti gli ampi prati –
Accertati di contare – dovessi dimenticare –
Qualcuno la somma potrà dire –
Questo, e il mio cuore, e tutte le Api
Che nel Trifoglio dimorano.
§
F18 – J27 (1858)
In mattini come questi – ci separammo –
In meriggi come questi – lei s’innalzò –
Esitante dapprima – poi più sicura
Verso il suo giusto riposo.
Mai niente ne accennò –
Non era cosa per me –
Lei – era muta dall’estasi –
Io – dall’angoscia –
Finché – sul far della sera
Qualcuno tirò le tende –
Subito! Un più intenso fruscio!
E quel fanello volò!
§
F20 – J29 (1858)
Se coloro che ho amato fossero perduti
La voce dell’Araldo mi informerebbe –
Se coloro che ho amato fossero ritrovati
Le campane di Gent suonerebbero –
Dovessero coloro che ho amato riposare
La Margherita mi spronerebbe.
Philip – sconcertato
Portò con sé il suo enigma!
§
F28 – J21 (1858)
Perdiamo – perché vinciamo –
Giocatori – che rammentano –
Rilanciando i loro dadi!
§

Emily Dickinson