Doveva farlo (III)

Doveva farlo by Aldo & Angie

Doveva farlo by Aldo & Angie

3

Percepiva un’elettricità fastidiosa quel giorno, dal mattino a casa, a cosa imputarla? Qualcosa, un gusto sulla lingua, figure al muro, ombra e luce.
Imminente. Imminenti.
Fino alla riunione senza ordine del giorno. Improvvisa. Quasi un’evacuazione con sirena antincendio e ululo, che li aveva imbottigliati loro malgrado, in quella sala dai colori accoglienti. Alle 9.30 in punto.
A ogni sedia vuota, perfetta un’attesa, preciso un bicchiere, la brocca d’acqua con piccole gocce ancora aggrappate al vetro. Il nome sul cartoncino a trapezio.
Vetrate da terra a soffitto, senza tende, lambivano il mare. Un solo tavolo al centro, una macchia scura in una nube di tinte pastello, come pupilla nell’occhio d’un gatto, in tec. Solidità ed eleganza.
In quel luogo sospeso, si poteva facilmente credere di contare qualcosa, nell’incastro abnorme dell’esistenza. Il silenzio sublimava l’odore d’erba tagliata di fresco.
Sobrio, il vero potere.
<..il latte… fuori!…> un lampo la strappò al presente.
Con la velocità di un acchiappafarfalle in mano a un bambino. La colpì. Ingigantendosi.
La visione del cartone celeste con scritte bianche, aperto sul ripiano accanto ai fuochi in cucina, casa, a 22 km. in linea d’aria dai suoi occhi, campeggiava in mezzo alla stanza galleggiando, con le sue gambe. Una luce attraversava il soffitto. Forte. Prepotente.
Tutto, fu risucchiato in un gioco di piani sovrapposti. L’idea-pensiero inopportuna e funesta, ebbe il potere di piegarle le ginocchia. O così le parve.
Fulminea sopraggiunse la madre di tutte le ideepensierifunesti: con maggiore veemenza, spalancò la porta detro i suoi occhi, piombò – Goblin! il latte…- Il suo amatissimo Goblin…dov’era?
“Jupu – tintinnio – tremito – dove ti sei cacciato? che succede?!…”
La prese sollevandola.
In un’altra dimensione persone prendevano posto rendendo grazie a cartoncini avorio. “che delicatezza…”  pensò. Voci.
Goblin non l’aveva seguita quel mattino. Avevano l’intima abitudine i due, amanti segreti che dividono lo stesso letto. Lui, accovacciato sul tavolo, sornione e vigile come solo i gatti, zampe ripiegate sotto il peso del petto, nella boscaglia di pelo biancogrigio, attendeva, lei, avrebbe sorseggiato ancora un po’. Poi, l’ultimo strato di liquido sul fondo della tazza, sarebbe stato suo, glielo avrebbe versato nel piattino, stesso servizio da the, disegni, sfondo miele. Complicità. Lui l’avrebbe ringraziata leccando e leccando fino ai toni lucenti e verdi.
La pace aveva icone. Dita sulla nuca del mondo.
<Signorina Prati..?…>
Trasalì ricalando nel suo corpo, che sentì freddo. Miodioocchidighiaccio l’osservava sinceramente perplesso per nulla imbarazzato. Ebbe l’effetto di scaldarle la schiena miracolosamente.
Accennò un sorriso, andò a sedersi. “Goblin, amore mio…”
<Ho ricevuto una proposta, che ho deciso di accettare. Dovrò assentarmi per un periodo, e ho bisogno di un collaboratore, ad accompagnarmi. Siete tutti validi e ho già fatto la mia scelta ma, prima di pronunciarmi, vorrei sapere se qualcuno vuole sottrarsi a questa opportunità, che a breve vi espongo. Mi servono dei candidati. Non voglio mettere in difficoltà nessuno dei presenti. Sarà impegnativo e terrà lontani dal proprio privato per un po’. Saremo probabilmente impossibilitati a comunicare con l’Italia. Vi lascio quindi il tempo di ponderare. Alla fine di questa settimana mi aspetto una risposta.>
proseguì nel tono rassicurante, per circa mezz’ora, dando le informazioni necessarie. Né una parola più né una meno. Non alluse più alla sua scelta.
Piani sovrapposti. Goblin. Collaboratore. Assenza. Tempo.
“sono io vuole me, perché? allora non è vero niente… – dove sei Goblin? ora torno… – mi mette alla prova, no, è solo una questione professionale, lavoro bene, lo sa…mi vuole, perché?… – vado…Goblin…fa che stia bene…”
L’auto era ancora al sole. Nonostante una primavera al suo esordio, l’abitacolo l’accolse come un hot-dog la sua salsiccia. Era madida. Si odiava, odiava essere così. Odiava dover correre a casa per un gatto! Ma il suo amore stava male! Forse. Grandecapo occhidiforbice la voleva, e lei??! Correva dal gatto!! Sarebbe tornata, d’accordo, ma…per questo motivo, e quell’altro, l’avrebbe scartata, ancora.
Le chiavi rimbalzarono sull’ultimo gradino di pietra, fermandosi sotto la sporgenza del primo, sulla strada. Fece un passo indietro, verso il basso, le raccolse. Era a casa. Casa.
Non succedeva nulla, tutto a posto. Goblin l’avrebbe guardata sollevando appena i peli delle orecchie e le 4 palpebre, dalla ciambella che formava il suo corpo, sulla loro poltrona rossa, sorpreso per l’ora insolita; lei lo avrebbe baciato infilando il naso nella pancia dell’animale, e sarebbe tornata dagli occhipiùgrigidelmondo, spiegando; si sarebbe scusata, per questo e quello. Sarebbero partiti.
Goblin poteva stare da sua sorella. Forse.
Elettricità.
to be continued…

 
Angela Fragiacomo
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