Inganno di tempo

uno strappo nella tela del pittore, da cui sbirciare
l’urlo ben impostato – rimanda a ieri –
macchie nel muro spalancano, premono quel nascosto, fioriscono di vergogna;
guerra, anime e cose, sangue e mattone, nulla più di prima
appare immutato il centrotavola con fiori di legno

vorrei vedermi più in là sotto il lume d’uno scrittoio
imbruttita da tanto andare: avrei pietà

inganno di tempo l’ombra che segue la nuvola, un riposo astratto del cielo.

Ho visto una donna – molte ancora
sgranare farina sul setaccio, intenta, lei: senza più vedere
e anche io
cerco un buco di sindone un attracco,
da questa cima ammaino il giorno a un potere sconosciuto.

Sulla mia testa mortale si erige posticcia la giovinezza, mi tenta.
Vorrei ucciderla.

 

 
Angela Fragiacomo
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