La condanna

si può? ch’io prescinda da me?
da ciò ch’è buono e maturo – oh poesia, mia vergine
di tutte le volte tu, mi vieni incontro
– si fottano! – Non dovrei: esser così dura
con il corteo di piccole parole in fila, smaniose –
non posso prescindere
dal mostro in cima al colle…

dolore, mia poesia, che non tramuti in sole
non ascende, e non comprende preghiera – sta
in quella sua cadenza antica –
quanto l’anima vecchia, la più vecchia e saggia
non concede
l’uso più nobile del piumaggio, ma punta l’ariete
e sfonda

un soffio rapace mi prosciuga
come il più nero e secco dei pozzi –
non vale l’uncino a forma di cielo che mi porgi
né il ronzino ben nutrito e diligente, che porti a bere
con carichi di fieno sulla schiena –
a rendermi più mansueta, non vale il tuo nome…

19.6.2014
Angela Fragiacomo
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