Le dicevo (deflorazione consensuale)

le dicevo cambia le lenzuola
le tende alle finestre della sala
le dicevo baciami, toccandole il culo accarezzandone le gote
le mani sul seno e poi le suole
le suole…

lei mi diceva

mi diceva “hai visto il vicino
la figlia del calzolaio
com’è cresciuto il figlio del portinaio”
dov’è che hai messo le tesoie
che devo potare l’acero

le suole sembrarono rivelarsi decisive…

poi, ci fu l’industria e lo stabilimento vicino casa
la caserma che disarmava
le tette che scrosciavano pioggia in gettoni per sconti dal barbiere “seguimi” diceva lo zio Sam…

le suole
le suole non mi portarono più a scuola
friggevano ai polsi
impersonando la denigrazione

io le dicevo
le dicevo cambia le lenzuola
le tende alle finestre della sala
le dicevo baciami, toccandole il culo e accarezzandole le gote
le mani sul seno e poi le suole
le suole che sembrarono rivelarsi
decidive…

poi
ci fu furtivo un bacio
così bello
appassionato
talmente appassionato che lei
si alzò sulle suole
con tutti i tacchi e le lenzuola
le lacrime che le friggevano i polsi
le tette e le garitte sull’altolà
ma il bacio non fu da meno

le suole hanno pestasto più strada
che le merde il viale del tramonto
io dono al mondo cacca e urina
vomito superstizione odio amore

amore

io le dicevo…

cambia le lenzuola alla figlia del calzolaio
le tende alle finestre al figlio del portinaio
e…
baciami ancora così da pensarti bella come allora
così come dal buco della serratura
mi facevi credere di non essere spiata

mentre io ti dicevo
ti dicevo cambia le lenzuola
le tende alle finestre della sala
ti dicevo baciami, toccandoti il culo e accarezzandoti le gote
le mani sul seno e poi le suole
le suole si rivelarono decidive…
ti spogliavi lentamente toccandoti le parti intime sapendomi lí a soffrire…

ti guardavo
ti godevo
ti maledivo
ti ho detto

cambia le lenzuola
il sangue è schizzato anche sulle tende della sala
tua madre avrà da dire domani
al figlio del fattore
alla sorella del fornaio
al padre del dottore che ti ha fatto nascere e non solo…

così non volo pensandoti
metto in moto i miei pensieri
le eliche sono affaticate
le croste alle carene pesano
-difficile il decollo-
a terra la sagra del “deja vu”
controlla i controllori di volo
e i bagagli allo scalo, sullo scoglio

se faccio in tempo preparo cena
cambio le lenzuola, porto a risuolare le scarpe che ne hanno proprio bisogno:
ordini in ordine sparso e deflorazione consensuale…
“people are stranger”
le rose non fanno per noi
abbiamo già abbastanza spine
profumo di pelle in ogni dove
le persone si sono stranite
distratte guardandoti
“people are stranger”
musica e bottoni da sbottonare
cerniere e lampi all’imbrunire
coriacee le menti in divenire
buio!

mia madre mi diceva: “non giudicare mai”
vedi di guardare sempre sotto le suole e dritto negli occhi
anche in presenza di scarafaggi
o peggio…
peggio per te le dissi quando morì
per te e per quelli con cui vai a condividere la tua avventura senza fine…

morì!

lavai le lenzuola
il davanzale
le scale che portavano in cantina
e lì mi addormentai

morì l’idea non la persona
era mia madre?
ero sicuro di non essermi sbagliato con la vicina che mi rompeva sempre i coglioni
per via del volume troppo alto e della musica da drogati?
“people are stranger” stranger tu!
io fui sono sarò
mai passerò invano
e mai sul tuo corpo che puzza
come scarti di pesce dietro il bancone della vetrina sotto il portico
che guarda svanire il tramonto quando i pescherecci escono
o le albe piene di ritorni e tramestio di aste e vendite
contese e cifre da incanalare
nei portafogli…

io le dicevo: cambia posizione
accavalla le gambe e non pensare
alla tua prima deflorazione
girati di spalle prona a reggere lo “stantuffare” sino a godere e
non ripetermi almeno in questo “delicatissimo intimo frangente”
che devi cambiare le lenzuola
che ci ha dormito mia madre l’altra sera prima di morire etc etc…
mica aveva la rogna: puzzava un po’ di stantio e di aldilà
eccheccazzo
fanculo le formalità: spogliati!
abbiamo passato molte stagioni
molti anni che si sono cibati dei
nostri giorni migliori
mi rivolgo a te che mi stai oggi accanto vicino sopra sotto al fianco

cambia le lenzuola
le tende della sala
fatti toccare il culo come allora
non piangere se vedi piangere
non ridere se vedi gioire
abbi copassione e pondera:
ogni tua ruga ha qualcosa da insegnare trasmettere imbellettare
il viso di chiunque abbia la fortuna
di poterti guardare.

 

Aldo Bilato – 03.09.2014
Licenza Creative Commons
Quest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.
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