Solitudine

In prima o terza persona – ascolto il ronzio del neon e il canto del gallo
come l’ascolta la donna qui, seduta alla mia tavola.
Sorseggiamo senza parlare
il caffellatte che tanto piace, in tazze uguali, verdi.
Con la coda dell’occhio rubo la sua bocca, gioconda d’avere ciò che a me sfugge.
Altera morbida testimone.
Ma non è questo il punto: foglie!
diciamo foglioline, più in alto, raggiunta la finestra del primo piano
becchettano ai vetri “buongiorno” – ecco,
non spieghiamo l’entusiasmo
sotto l’acqua il fremito di gioia zuppa quasi iniezione al tempo…
Piove! Appesantiremo il nostro bagaglio di ombrelli lei e io,
sbufferemo schizzi dall’orlo dei jeans rinunciando ai tacchi!
Cos’hanno da glorificare
a un cielo ottuso? Un rosario di favelle bagnate.
Di più! Da questo lato del circo affacciato a stoviglie – ci sentiamo incomprese:
quelle foglie ridono! Il gallo –
continua, e persino gli uccelli
puntuali su strade di cielo senza traffico
cantano.
Ci sentiamo, lei più di me, di appartenere piuttosto alla razza della lince
di gatti il quartiere è nudo
come acero d’autunno
neppure chicchi d’oro dietro le siepi.

 
Angela Fragiacomo
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